I nostri Cru

Monte del Frà: i Cru

Un “cru” non nasce per caso. E non viene “scelto”, ma in qualche modo si impone al vignaiolo con la forza della sua particolarità, della sua unicità, a volte grazie a scelte compiute – chissà perché – da altre generazioni di contadini. Per questo, individuare un “cru” non è semplice e non è da tutti: richiede attenzione, tempo passato in vigna ad assaporarne gli umori, stretta osservazione di tutti gli elementi dell’ambiente. Un “cru” non c’è e basta: impone una scelta; obbliga a dichiarare chi siamo realmente e cosa vogliamo narrare attraverso i nostri vini. Questi sono i “cru” di Monte del Frà.

Quante facce ha il Custoza? Quanto riesce ad esprimere questo territorio? Tante, tanto. Mai banale, mai scontato, questo territorio racchiude in sé una grande ricchezza che chiede di essere sfruttata. Questo “cru” nasce nelle migliori annate proprio per valorizzare una denominazione e celebrare il lavoro dell’uomo, in questo caso la nostra famiglia, la somma delle sue conoscenze e competenze acquisite in sessanta vendemmie, nei diversi vigneti che compongono Monte del Frà e nella delicata opera di vinificazione e affinamento.

La collina è nel cuore di Custoza, fatta di sassi e ghiaia, rivolta a sud-est pronta a ricevere lunghe ore di sole. La vigna è composta da vecchie viti, abituate a sfidare gli elementi ed a cercare nella profondità del terreno il proprio nutrimento. Un luogo affascinante, unico, ideale per testimoniare come il vino Custoza possieda al suo interno tutte quelle caratteristiche ideali per portare ad un grande vino: mineralità legata ad un suolo unico; longevità, frutto anche della capacità di resilienza di vecchie viti che producono poco, ma portano carattere e stile; sperimentazione, ovvero la voglia di sovvertire il pensiero dominante che chiede un Custoza semplice, da bere giovane, senza complessità. Il risultato? Il Custoza più stupefacente, più premiato nel mondo, più celebrato,  un grande vino bianco dalle capacità di invecchiamento infinite.

La Garganega è il vitigno bianco del Veronese per eccellenza: compare nelle denominazioni dalla più alta diffusione, ha una storia antichissima ed ha attraversato fasi felici a momenti di minor  interesse. Ma è un vitigno che, nella realtà, ha un potenziale enorme. In Monte del Frà trova spazio nel vigneto di Oliosi, sessant’anni l’età media delle viti: una località che già respira l’aria della Lugana DOC e che vede come sistema d’allevamento la pergola veronese. Apparenti contraddizioni, le condizioni ideali per impostare una vera e propria sfida: puntare nelle migliori annate ad un vino di struttura, ricco perché frutto di una surmaturazione in vigna, ricco soltanto del suo perché lavorato esclusivamente in acciaio. Non un vino da aperitivo, piuttosto un “rosso travestito da bianco” che esprime maturità e che è diventato un “cittadino del mondo” esportato in 56 Paesi del mondo.

Ecco, la forza di un “cru” sa emergere prima o poi…magari per tanti anni quel piccolo scrigno, quel forziere di sapori e profumi non è stato considerato. Un terreno magari non ricchissimo; una zona dove arrivare un tempo a maturazione le uve era difficile; una collocazione in alto sulla collina, più difficile da raggiungere e da lavorare a mano. Tre fattori negativi che diventano vincenti quando c’è da far valere l’eleganza sull’opulenza;  la complessità sulla ridondanza;  la pulizia e la bevibilità sulla  potenza senza limiti. Quei diciotto ettari terrazzati di Scarnocchio, terre nere di Fumane, godono del fatto di essere d’alta collina, al riparo dalle scottature delle più alte temperature dei vigneti più a valle ed accarezzati ogni giorno dalla ventilazione delle Prealpi. Questa Riserva è una sfida, un inno al coraggio di osare, alla capacità di leggere sia le evoluzioni dell’ambiente circostante ma anche i cambiamenti di gusto in un vino indubbiamente ben caratterizzato come l’Amarone.